Giuseppe Mercallifoto5


Qui ottiene nel 1874 il diploma di insegnante di Scienze Naturali. Stoppani lo avvia agli studi di Glaciologia, campo nel quale, dal 1876 al 1878, Mercalli pubblica i suoi primi lavori scientifici sui terreni glaciali di Como e sull’aspetto della Lombardia durante l’ultima glaciazione. Su incoraggiamento del Geologo lombardo si dedica da subito all’insegnamento delle Scienze Naturali nel Liceo parificato di Domodossola dei Rosminiani (dal 1885 al 1886) e ai chierici del seminario di Monza. Sempre su consiglio dello stesso Stoppani, sceglie il titolo di Abate, cioè sacerdote senza obbligo di uffizi e funzioni ("senza cura delle anime"), come invece toccava ai Curati, per meglio dedicarsi ai suoi studi.


 

Mercalli e Stoppanifoto6


Il libro si articola in due parti: la prima descrive con testi e tavole le conoscenze e le teorie più moderne acquisite dalla vulcanologia dell’epoca; la seconda riporta in un Catalogo trentatré secoli di storia sismica e vulcanica della penisola italiana, e si conclude con alcune idee di Mercalli sul rapporto tra terremoti e vulcani. In quest’opera vengono analizzati i caratteri distintivi di tutti i vulcani e della loro attività eruttiva. E’ presente inoltre il primo tentativo di Carta Sismica del territorio nazionale in cui sono riportate, in quattro periodi, le aree di maggiore o minore attività sismica, secondo una scala numerica fatta di dieci gradi e la distribuzione di tutti i terremoti accaduti in Italia dal 1303 al 1849. Mercalli in questo volume dedica una breve nota anche al terremoto di Ischia del 4 marzo 1881, che integra con una nota del 27 marzo 1881 inviata da Lecco alla Società Italiana di Scienze Naturali (Atti della S I S N, Vol. 24, 1881). Non avendo avuto l’occasione di recarsi sull’Isola, utilizza come fonte di informazione notizie raccolte dai giornali quotidiani. Mercalli, partendo da considerazioni storiche sull’attività vulcanica e sismica dell’Isola scrive: ”Allarmante invece è il risveglio dell'attività sismica nel secolo attuale, poiché dal 1302 al 1812 non trovai registrato nessun terremoto. Invece dopo il 1812 con¬tiamo già in Ischia più di 15 terremoti, due dei quali disastrosi e vari altri molto forti”. Quasi un presagio del violento terremoto che due anni dopo, il 28 luglio 1883, distrusse Casamicciola.


Terremoto di Casamicciolafoto1


La monografia sul terremoto di Casamicciola del 1883, unitamente all'opera “Vulcani e fenomeni vulcanici”, riceve subito alcuni riconoscimenti, tra cui una medaglia d'oro all'Esposizione Nazionale di Torino del 1884. Ormai la sua fama supera i confini nazionali. Nel 1885, la Reale Accademia dei Lincei chiede al Ministero dell’Istruzione, dell’Agricoltura e dei Lavori Pubblici, di affidare a Mercalli e al professore di Geologia dell'Ateneo Pavese, Torquato Taramelli, l’incarico di studiare la geologia e l’attività sismica dell'Andalusia, incominciata il 24 dicembre 1884. La relazione scientifica, pubblicata nelle Memorie della stessa Accademia dei Lincei, è ancora oggi considerata uno dei lavori più importanti e più completi, relativamente allo studio dei fenomeni sismici. In questa pubblicazione egli delinea, con fonti inedite, tutta l’attività sismica storica dell’Andalusia, dall’anno 1030 a.C. al 1884, attraverso una zonazione del territorio, con la descrizione dei danni subiti dagli edifici in relazione alla loro posizione, stabilità e condizione geologica. Ipotizzò inoltre che le onde sismiche, nel passaggio da una regione isosismica all'altra, subissero riflessioni, interferenze e amplificazioni locali. Secondo Mercalli i terremoti andalusi sono “perimetrici”, ossia originati da focolai sismici profondi (intorno ai dodici km) localizzati in punti dove le condizioni della crosta sono tali da rendere impossibili risalite magmatiche. Il 23 febbraio 1887 un fortissimo terremoto colpisce la Liguria e il Piemonte, causando migliaia di vittime. Ancora una volta Mercalli e Taramelli vengono chiamati dal Ministero per studiare quest’ultima crisi sismica. Con lo stesso approccio metodologico geologico-sismologico i due scienziati visitano i luoghi del disastro. Di nuovo Mercalli raccoglie in un catalogo la storia sismica della regione a cominciare dal 421 a.C. al 1887, realizzando una cronaca completa del lungo periodo sismico, attraverso l’analisi di quasi 200 repliche. Sulla base di oltre un migliaio di osservazioni e interviste, definisce cinque aree isosismiche con intensità decrescente con la distanza, così suddivise: “area mesosismica (disastrosa); isosismica rovinosa; fortissima; forte e leggera”. Nessuna replica, di cui indica l’intensità basandosi sulla scala De Rossi-Forel di 10 gradi, supera la curva dell’isosismica forte.


Mercalli insegnante foto2

Nello stesso periodo, su incarico del Ministero dell’Agricoltura e Commercio, studia l'eruzione dell'isola di Vulcano (dal 3 agosto 1888 al 22 marzo 1890), in collaborazione con Orazio Silvestri, Giulio Grablovitz, direttore dell'Osservatorio geodinamico dell'isola d'Ischia, e Vincenzo Clerici direttore del Genio civile di Messina. Con l’occasione cataloga le eruzioni storiche di Vulcano e individua i centri eruttivi dell'isola, indicando quello di Vulcanello come il più giovane di tutti. Per incarico dello stesso Ministero studia, in collaborazione con Annibale Riccò, anche l'eruzione dello Stromboli del 1891. Contemporaneamente esercita la libera docenza in Vulcanologia e Sismologia presso l’Università di Catania. Sentendo forte il richiamo del Vesuvio e della sua secolare storia e attività, nel novembre del 1892 si trasferisce al liceo Vittorio Emanuele II di Napoli in qualità di Professore Reggente. Abbandona quindi la Calabria pochi anni prima della violenta crisi sismica che la investe dal 1894. Una volta a Napoli alloggia nelle vicinanze del Liceo, in Via Sapienza 23, in un piccolo appartamento al terzo piano, di soli dieci metri quadri, scelto perché dotato di un terrazzo da cui poteva con un cannocchiale osservare l’attività vesuviana. Inizia a seguire l’attività del Vesuvio, recandosi periodicamente sul cratere a proprie spese e pubblicando i suoi appunti sul Bollettino della Società Sismologica Italiana, dal 1892 fino al 1906. Particolare attenzione pone ai lenti efflussi lavici che, fuoriuscendo da fratture alla base del Gran Cono, si addensavano formando Colle Margherita (1891-94) e Colle Umberto I ( 1895-99), così chiamati in omaggio ai regnanti d’Italia. Con Regio Decreto del 3 settembre 1902 n. 331, il ministro della Pubblica Istruzione, Nunzio Nasi, bandisce il concorso per la direzione dell’Osservatorio Vesuviano. Vince il professor Raffaele Vittorio Matteucci, Coadiutore presso il Museo dell’Istituto geologico dell’Università di Napoli, che ottiene la nomina con R.D. del 30 novembre 1902. Tra i candidati, figura anche Giuseppe Mercalli che, amareggiato per l’esito, esclama: “Mai più mi interesserò dell’Osservatorio Vesuviano”. È noto che tra Mercalli e Matteucci già da tempo non corresse buon sangue. Punto della discordia, il meccanismo di formazione del Colle Umberto. Qui Mercalli dimostrava con calcoli e osservazioni che la cupola si era formata per l’accumulo di lave viscose emesse da una frattura, e non per una spinta proveniente dall’interno, come voleva la teoria dei Crateri di sollevamento di Leopold von Buch, condivisa da Matteucci. Per studiare da vicino il Vesuvio Mercalli è solito prendere il tram di buon ora per arrivare a Portici e salire a piedi fin sul cratere. Così scrive nel necrologio Malladra: “Portava con sé la colazione, o si accontentava di pochissima cosa che trovava in qualche osteria dell’Eremo; passava la notte, occorrendo, sopra una panca della Funicolare, o sulle arene del Gran Cono, e se ne tornava a casa impolverato, o madido di pioggia, recandosi a spalla un vecchio sacco di cuoio, con le preziose spoglie rapite al vulcano. Con gli importanti saggi così poco alla volta raccolti nelle sue passeggiate vulcanologiche, dei quali arricchì non pochi istituti scientifici, e specialmente il Liceo Vittorio Emanuele di Napoli e il Museo Civico di Milano. Tra i campioni che teneva più cari, c’era una piccola bomba del Vesuvio, che gli cadde rovente in tasca, durante il parossismo del 1906, funesto presagio dell’avvenire, gli bruciò il vestito” (Malladra, 1914). Mercalli si interessa anche dei Campi Flegrei. Si sofferma soprattutto sull’attività della Solfatara e sul bradisismo che segue con misurazioni saltuarie all’interno del Serapeo, come tanti altri ricercatori prima di lui: Niccolini, Lyell, Smith, Mallet, Scacchi, Suess ecc. Pur consapevole dei dati scarsamente integrabili fra di loro, conclude che l’abbassamento presso il Serapeo è continuo e con velocità variabile. Nell’aprile 1904, durante il V Congresso della Società Geologica Italiana, chiede formalmente l’intervento dell’Istituto Geografico Militare (IGM) per l’esecuzione di una livellazione di precisione. Mercalli si esprime così: ” E’ evidente la necessità di iniziare una buona volta delle ricerche veramente rigorose e complete su questo fenomeno tanto interessante per la geologia. E il momento è opportuno, perché so che l’ufficio regionale per la conservazione dei monumenti sta progettando lavori da eseguirsi al Serapeo, per ragioni d'igiene pubblica. Sarebbe quindi desiderabile, che, di buon accordo con l’ufficio stesso, si pensasse un poco anche agli interessi della scienza. Secondo me, è assolutamente necessario : 1) Determinare con una livellazione di precisione la posizione del pavimento del Serapeo, attualmente sotto il livello medio del mare, e porre nell'edificio stesso un segnale, che indichi tale determinazione e che serva come punto di riferimento per l'avvenire. 2) Ripetere poi le osservazioni opportune per un certo numero d' anni, almeno tre o quattro volte all'anno, e possibilmente più frequentemente, per verificare se l' abbassamento continua e con quale legge.” Nel 1905 l’IGM realizza una linea di livellazione che, partendo da Napoli Mergellina, si collega, lungo la strada costiera, al Serapeo. Due anni dopo si decide di portare la linea fino al faro di Miseno, passando per Arco Felice e Baia. I dati ottenuti, confrontando le due livellazioni (1907-1905), evidenziano un abbassamento del suolo nel centro di Pozzuoli. Mercalli si allontana raramente da Napoli e le sue assenze dalla città sono determinate solo dal bisogno di rivedere i fratelli a Milano, o per le missioni scientifiche commissionate dal Ministero della Pubblica Istruzione (come nel 1905 e nel 1907 quando fu inviato a studiare i terremoti calabresi). La mattina del 1 aprile del 1906 è presso il cratere ad osservava l’aprirsi delle nuove fratture da cui sarebbe poi sgorgata la lava la mattina del 4 aprile. Intuendo la variazione nello stile eruttivo del Vesuvio, annota sui quaderni di campagna l’evolversi dell’attività con l’intenzione di divulgare nel miglior modo possibile la più grande eruzione del XX secolo. Nel 1907 per conto della casa editrice Hoepli da alle stampe il volume di 442 pagine e 82 incisioni: “I vulcani attivi della Terra”, una vera enciclopedia di Vulcanologia. Nel volume espone dettagliatamente le fasi vulcaniche distinguendole in esplosive, effusive, solfatariche e di riposo. Queste ultime sono a loro volta distinte in fase di quiescenza e di estinzione. In tal modo riesce a classificare l’attività del Vesuvio sotto uno schema unico, per dare ad ogni eruzione storica la giusta collocazione. Mercalli vorrebbe continuare la pubblicazione delle Notizie Vesuviane anche dopo l’eruzione del 1906, ma i terremoti calabresi e lavori più pressanti, gli impediscono di conseguire il suo proposito. Il 28 dicembre 1908, infatti, un tremendo terremoto distrugge Reggio Calabria e Messina. Mercalli studia con vivo interesse anche questo sisma e, sotto richiesta della Commissione parlamentare, si occupa dei problemi economici causati dal terremoto sulla classe contadina meridionale. Ne segue la relazione: “Contributo allo studio del Terremoto calabro-messinese del 28 dicembre 1908”, pubblicato nel 1909. Interessanti sono le sue conclusioni: “Lo studio dei terremoti passati ci insegna che il centro dei sismi calabresi si sposta sempre da una parte all’altra anche durante lo stesso periodo sismico. Perciò è un errore dopo un terremoto disastroso fare un regolamento edilizio limitato alle regioni danneggiate nel terremoto stesso. Per esempio, se dopo il settembre 1905 si fosse pensato a verificare lo stato in cui erano le case non solo nel monteleonese e nell'alto cosentino allora più colpiti, ma in tutte le altre parti della regione calabro-messinese, che si sa più soggette a rovine sismiche si sarebbe risparmiato il sacrificio, se non di tutte, almeno di molte delle vittime dei terremoti di Feruzzano del 23 ottobre 1907 e di Messina e Reggio Calabria del 28 dicembre 1908. La sismologia non sa dire il quando, ma sa dire dove avverranno terremoti disastrosi e sa pure graduare la sismicità delle diverse province”

La scala MercalliScala MCS OPT_small

 

Le modifiche proposte da Mercalli vengono accettate dalla Direzione dell’Ufficio centrale di Meteorologia e Geodinamica di Roma che, dal 1900, rende ufficiale la Scala Mercalli che si articola in dieci gradi. Nel 1904 Adolfo Cancani presenta a Lipsia, dove si tiene la seconda Conferenza Internazionale di Sismologia, una sua relazione dal titolo: “Sur l'emploi d'une doublé échelle sismique des intensités, empirique et absolute”. Stabilisce una tabella di comparazione tra i valori di accelerazione del suolo e i vari gradi convenzionali della scala Mercalli allora in uso: per ogni grado di intensità si attribuiscono due limiti dell'accelerazione con la quale il suolo viene sollecitato. Cancani suggerisce di inserire il grado XI (catastrofe) e XII (enorme catastrofe) alla scala Mercalli, dopo i terremoti disastrosi di Mino-Owari (Giappone) del 1891 e dell’India del 12 giugno 1897, dal momento che era stata superata l’accelerazione del suolo di 2500 mm/sec2 previste dal X grado Mercalli. Dopo il terremoto di Messina e Reggio Calabria, nella nota del 1909 “Contributo allo studio del terremoto Calabro-messinese del 28 dicembre 1908”, Mercalli sente la necessità di portare a undici gradi (catastrofe) la sua scala. L’anno successivo in un rapporto sul terremoto del 1908, richiesto dalla Commissione Parlamentare di inchiesta, estende la sua scala a dodici gradi (grande catastrofe).


Mercalli all’Osservatorio Vesuvianofoto3


Questa la descrizione tratta da alcuni appunti di Mercalli: “i libri poggiati su un divano, gli strumenti e le collezioni in armadi rovinati. Le pareti lesionate e il portone d’ingresso distrutto per cui, non solo i venti e le piogge ma anche i cani randagi del Vesuvio, avevano libero ingresso all’Osservatorio.

L'edificio era in condizioni igieniche pessime, tali da renderlo inabitabile: il personale assistente mancava totalmente; il personale inserviente era insufficiente; gli strumenti meteorologici quasi tutti guasti o mancanti; nessun strumento sismico registratore era in azione; la raccolta di prodotti vesuviani e la biblioteca ambedue disordinate e senza catalogo, infine gli strumenti più necessari per le ricerche vulcanologiche, termometri a massima, pirometri, apparati per raccogliere i gas ecc, erano mancanti o in stato inservibile." Il 3 aprile 1911 il Corpo Reale del Genio Civile di Napoli è chiamato a relazionare sulle condizioni statiche e di agibilità dell’Osservatorio. Mercalli ha in animo una sostanziale riforma dell'Osservatorio sulla base di un ambizioso programma di ricerca, vulcanologico in senso stretto e, nello stesso tempo, fisico, chimico, petrografico-mineralogico, storico e geologico. Ha inoltre ben chiara la consapevolezza che la ricerca vulcanologica debba avere obiettivi sociali, sentendo l'esigenza di informare le popolazioni sul rischio vulcanico e difenderle dalle disastrose conseguenze delle eruzioni. Da qui l’idea di fondare un grande “Istituto Vulcanologico Italiano”, con sede a Napoli, laboratori a Portici e stazione avanzata sul Vesuvio (Osservatorio), come centro degli studi di vulcanologia, da contrapporre all’istituto vulcanologico tedesco Friedlaender, che si stava costruendo al Vomero, e che ambiva a diventare internazionale. Un memoriale su tale argomento viene inviato al Ministero nel 1911 e a sostenerlo è stato principalmente Mercalli, nel Congresso Geologico di Lecco (1911): “Se il governo italiano ha fondi disponibili per gli studi di vulcanologia, li deve dare al suo Osservatorio, anziché agli stranieri”. L’istituto Friedlaender viene comunque costruito. Dotato di un organico di 3 assistenti e un tecnico, pubblica una rivista di vulcanologia in lingua prevalentemente tedesca, ma rimane un ente privato privo della patente ufficiale di “Internazionale”, forse anche perché sospettato di essere un luogo di spionaggio tedesco. Mercalli chiama in aiuto il Prof. Malladra, suo ex allievo, insegnante al Liceo-ginnasio di Domodossola, dove, aveva riordinato l’Osservatorio geofisico e il Museo di Scienze Naturali, e impiantato ex-novo il Museo del Sempione. Nel frattempo arrivano anche le 50.000 lire per il restauro dell’Osservatorio, che il Ministero aveva stanziato sin dal 1906, a seguito dei danni dell’eruzione vesuviana di quell’anno. Mercalli tuttavia non riesce a vedere la fine di questo primo lotto di lavori. La notte tra il 18 e 19 marzo 1914, dopo aver tenuto la direzione dell’Osservatorio per appena tre anni, muore tragicamente nell’incendio del suo alloggio a Napoli. Solo pochi giorni prima, il 13 marzo, aveva ricevuto dal Re d’Italia Vittorio Emanuele III la prestigiosa nomina a Cavaliere della Corona d’Italia. Alessandro Malladra il 19 aprile 1914 scrive: “Giuseppe Mercalli dopo aver sfidato per trent’anni le ire dei vulcani, doveva soccombere tragicamente, carbonizzato da una stupida fiammella”. La direzione dell’Osservatorio viene presa temporaneamente da Alessandro Malladra per poi passare nuovamente l’incarico, dopo un anno, al prof. Chistoni, di cui Malladra divenne collaboratore.

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